Un industriale dal portafoglio pesante ma dal cuore insonne trovò una bambina infreddolita vicino all’ingresso del suo palazzo, le trecce bagnate di pioggia e un peluche stretto al petto. «Ti sei persa?» chiese, piegandosi per guardarla negli occhi. Lei annuì appena. Non sapeva dire l’indirizzo, ricordava solo un nome: “Mamma, Sofia”. La portò a casa: una sciarpa avvolta attorno al collo minuscolo, cioccolata calda, il camino acceso. Mentre l’autista passava in rassegna i quartieri con il telefono in vivavoce, lui si ritrovò a compiere gesti che credeva di avere dimenticato: sbucciare una mela a spirale, asciugare lacrime con il dorso della mano, raccontare una storia a voce bassa perché il temporale, dietro i vetri, non sembrasse così feroce. Quando finalmente risalirono a un indirizzo, bussò a una porta scrostata di un vecchio condominio. La bambina gli strinse le dita. Dall’interno arrivò il fruscio affrettato di passi, poi il clic della serratura. La donna che comparve sul pianerottolo aveva i capelli raccolti in fretta e un’ombra di stanchezza negli occhi. Per un istante furono solo due sguardi che si riconoscevano prima ancora della mente.
Un milionario riportò a casa una bambina smarrita. Quando incontrò la madre, restò senza fiato: era la sua ex moglie. Erano da poco scese le prime ombre della sera quando Arjun Malhotra, ancora con l’adrenalina di una riunione del consiglio addosso, fece fermare la sua berlina nera in una via tranquilla. Aveva bisogno di camminare … Read more