Per venticinque anni, il mio patrigno si è consumato le mani tra calce e cemento pur di pagarmi il dottorato. «Io sono solo uno che lavora nei cantieri, ma la cultura merita rispetto», mi ripeteva, infilandomi in tasca i suoi risparmi spiegazzati.
L’auditorium dell’Università di Nueva Vista sembrava fatto apposta per intimidire. Un luogo solenne, quasi liturgico, dove ogni cosa — dal mogano tirato a lucido alla cera che profumava l’aria — sembrava dire: qui dentro si entra solo se lo si merita. C’era anche quell’odore netto di carta spessa appena stampata, di inchiostro fresco e diplomi … Read more