Mio figlio e mia nuora mi hanno mollata in aeroporto come se fossi un bagaglio fuori misura: un bacio veloce, due frasi di circostanza e via, già in macchina, senza nemmeno chiedermi se avessi bisogno di una mano per le spese. Io sono rimasta lì, ferma sotto i pannelli luminosi delle partenze, con la valigia che tirava il braccio e il portafoglio che sembrava improvvisamente più leggero del solito. Avrei potuto arrabbiarmi, certo. Avrei potuto chiamarli, pretendere spiegazioni, far pesare tutto quello che avevo fatto per loro. Ma in quel momento mi è uscito solo un sorriso amaro: non per rassegnazione, ma per lucidità.
«Sai una cosa, mamma? Ti abbiamo preso solo un biglietto di sola andata. Il ritorno… te lo arrangi.» Me lo disse Tanya, mia nuora, già proiettata verso il corridoio della prima classe. Trascinava una valigia lucida, firmata, con la stessa disinvoltura con cui si chiude una conversazione scomoda. Non si girò nemmeno. Sul volto aveva […]
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