IL SEMPLICE DESIDERIO DI UNA BAMBINA
Ramon era un uomo riservato, uno di quelli che non si lamentano mai e lavorano sodo. Anni prima aveva perso sua moglie e da allora cresceva da solo la loro figlia, Nina, che aveva sette anni.
Quel giorno era il compleanno di Nina.
Seduti su un jeepney che sobbalzava nel traffico, la bambina gli sfiorò la manica con delicatezza.
«Papà…» mormorò, quasi timida. «Posso avere una bambola? Quella rosa che abbiamo visto l’altra volta al Luxe Mall.»
Ramon abbassò gli occhi su di sé. Era rientrato da poco da un sopralluogo in uno dei suoi cantieri fuori città: maglietta vecchia impolverata, jeans consumati, ciabatte segnate dal fango secco.
Eppure sorrise, senza esitazione.
«Certo,» disse. «Andiamo a prenderla.»
Arrivarono al Luxe Mall mano nella mano. Appena entrarono, diversi sguardi si voltarono verso di loro: lì dentro c’erano scarpe lucide, profumi costosi, abiti perfetti.
Ramon e Nina, invece, portavano addosso il caldo, la polvere e l’odore del lavoro vero.
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UMILIAZIONE IN BOUTIQUE
Si fermarono davanti a Velvet & Gold, una delle boutique più rinomate del centro, famosa per borse e giocattoli di lusso.
Non fecero in tempo ad avanzare che una commessa, Glenda, gli si piazzò davanti, scrutando Ramon dalla testa ai piedi.
«Mi dispiace,» disse con un tono tagliente. «Qui non entrano i mendicanti. Uscite. E quelle ciabatte stanno rovinando il pavimento.»
Ramon rimase calmo.
«Non sto chiedendo nulla. Mia figlia vuole la bambola in vetrina. Sono venuto per comprarla.»
Glenda scoppiò a ridere.
«Comprar-la? Quella bambola costa 15.000₱. Davvero pensa che uno vestito così possa permettersela? Fuori, prima che chiami la sicurezza.»
Qualcuno poco distante ghignò.
«È sospetto…» sussurrò una donna.
«Meglio controllare le borse,» borbottò un’altra.
In quel momento arrivò anche il direttore, il signor Chua, con l’aria di chi vuole chiudere la faccenda in fretta.
«Che succede qui?» chiese.
Glenda fece un gesto di stizza.
«Quest’uomo sta dando problemi. È evidente che non è un cliente.»
Chua non perse tempo.
«Sicurezza! Portateli fuori subito. Stanno rovinando l’atmosfera del mio negozio!»
Ramon infilò la mano in tasca e tirò fuori una grossa mazzetta di contanti: banconote ordinate, legate con cura.
«Pago in contanti,» disse, fermo.
Ma Glenda non arretrò di un millimetro.
«Sono soldi rubati! È impossibile che li abbia guadagnati onestamente. Guardia, arrestatelo!»
Nina iniziò a piangere.
«Papà, andiamo via… ho paura.»
Ramon si chinò e la strinse a sé.
«Non abbiamo fatto niente di male,» le sussurrò.
La guardia afferrò Ramon per un braccio.
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L’ARRIVO DEL VERO PADRONE
«FERMI.»
Una voce autoritaria tagliò l’aria, riempiendo il negozio.
Entrò un uomo in completo nero: Edward Tan, direttore generale dell’intero Luxe Mall, seguito da alcuni membri del consiglio.
Il signor Chua si irrigidì.
«Buongiorno, signor Edward…» balbettò. «Stiamo gestendo un ladro che ha provato a entrare—»
Edward lo interruppe senza lasciargli finire la frase.
Il suo sguardo cadde su Ramon e il colorito gli cambiò. Si affrettò in avanti, scostò la guardia e si inchinò profondamente.
«Buongiorno, Presidente,» disse con voce tesa.
Il negozio sprofondò in un silenzio irreale.
«Presidente…?» bisbigliò Glenda, pietrificata.
Edward si voltò verso i presenti, uno a uno.
«Questo è Don Ramon Velasco, proprietario della Velasco Prime Holdings. È lui che possiede questo centro commerciale, questo terreno e la società che paga i vostri stipendi.»
I volti impallidirono.
L’uomo che avevano deriso non era affatto povero.
Aveva tutto in mano.
—
LE CONSEGUENZE
Glenda cadde in ginocchio, tra le lacrime.
«La prego, mi perdoni! Non lo sapevo… pensavo fosse solo un operaio!»
Ramon non alzò la voce.
«Oggi ero un operaio,» rispose pacato. «Vengo da un sopralluogo a un progetto: un ospedale per famiglie a basso reddito. Sono sporco perché lavoro. E perché non mi vergogno del lavoro.»
Poi si voltò verso il signor Chua.
«Lei è il direttore. E ha permesso che mia figlia venisse umiliata nel giorno del suo compleanno.»
Chua sbiancò.
«Signore, la prego… ci perdoni…»
Ramon scosse appena la testa.
«Avete avuto l’occasione. Ho parlato con rispetto. Ho mostrato i soldi. Eppure avete scelto l’arroganza.»
Si rivolse a Edward.
«Chiuda questo negozio. Revocate la franchigia. Licenziateli. Non voglio persone che giudicano gli altri dall’aspetto.»
«Sì, Presidente,» rispose Edward all’istante.
Ramon prese la bambola rosa dallo scaffale e la mise tra le mani di Nina.
«È questo che volevi,» disse dolcemente. «Ed è tutto ciò che conta.»
Poi uscì con lei, mano nella mano, lasciandosi alle spalle una boutique immobile e sconvolta.
E dietro di loro, almeno due persone impararono una lezione che non avrebbero più dimenticato:
Non giudicare mai qualcuno per come si veste—perché chi deridi oggi potrebbe essere la persona che decide il tuo domani.