«A tuo fratello lasciamo l’appartamento, a tua sorella l’auto… e a te riserviamo l’onore di occuparti della nonna malata e di saldare tutte le bollette. Complimenti», disse mia madre.
«A Vadim va l’appartamento. A Sveta prendiamo una macchina.» La voce di mia madre, Galina Petrovna, si insinuò nel soggiorno lenta e unta, come grasso caldo: ti avvolgeva e, senza che te ne accorgessi, ti spegneva la prontezza di reagire. Si fermò un istante apposta, per godersi l’effetto. Eravamo in tre davanti a lei: Vadim […]
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