«SE MI DÀ IL PERMESSO… CI PROVO IO.» Per sei ore di fila gli ingegneri si erano alternati attorno al guasto senza cavarne nulla. Viti, diagnostica, discussioni a voce bassa e occhi stanchi: l’hangar era diventato un ronzio di frustrazione e luci fredde. Poi, dal varco laterale, entrò una ragazza senza casa — cappuccio tirato su, scarpe consumate, lo sguardo di chi ha imparato a non chiedere spazio. Qualcuno fece per fermarla. Qualcun altro rise. Ma il miliardario, in piedi con le braccia conserte, non disse “portatela fuori”. Disse soltanto: «Lasciatela fare.» E ciò che la ragazza fece dopo cambiò l’aria dentro l’hangar.
Dentro l’hangar dell’aeroporto di Lagos l’aria sapeva di cherosene, metallo caldo e nervi consumati. Un gruppo di ingegneri — i migliori a disposizione — era piegato da ore su un enorme motore d’aereo, eppure la soluzione continuava a scivolare via come sabbia tra le dita. Poco distante, Andrew Jacobs, miliardario e proprietario di un impeccabile […]
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