«Fai le valigie e sparisci: da oggi questa casa è mia», sghignazzò l’amante di mio marito… ma davanti al notaio fu lei a mettersi a urlare.
La porta sbatté con una violenza tale da far vibrare i vetri. Nell’aria rimase un’eco metallica, e con quell’eco entrò qualcosa di estraneo: il profumo caro, il battito secco di tacchi sottili, una risata che non apparteneva a quella casa. Sul tappeto si disegnarono impronte leggere, come se qualcuno avesse preteso di segnare il territorio. […]
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