La deridevano perché era “la nuova”. Poi arriva al banchetto con il marito… e in ufficio volano dimissioni.

Con un respiro lento e profondo, come chi si prepara a varcare una soglia che non conduce solo in un luogo ma in una nuova versione di sé, Yulia Serhiyivna entrò nell’edificio degli uffici. La luce del mattino filtrava dalle ampie vetrate e si posava sui suoi capelli ordinati, accompagnando un passo deciso che tradiva più determinazione che paura. Ogni metro percorso nell’atrio — tra il brusio sommesso delle conversazioni e il ritmo secco dei tacchi sul pavimento — la avvicinava a qualcosa di più grande di un semplice impiego: la possibilità di tornare a essere Yulia, non solo moglie, non solo madre, non solo presenza silenziosa in casa.

Quando raggiunse il banco della reception, sorrise con grazia composta.

Advertisements

— Buongiorno, sono Yulia. Oggi inizio a lavorare qui — disse, controllando la voce che tentava di tradire l’emozione.

La receptionist, una ragazza dai tratti delicati e dallo sguardo vigile, sollevò le sopracciglia sorpresa, come se quella frase fosse fuori dall’ordinario.
— Davvero? — chiese Olga, esitante. — Si unisce al nostro team?
Poi aggiunse, abbassando la voce: — Non è un posto in cui la gente resta a lungo.

— Il reparto HR mi ha confermato ieri — rispose Yulia con un filo di stupore. — Oggi è il mio primo giorno. Andrà bene, ne sono certa.

Olga la osservò con un’espressione che oscillava tra compassione e rispetto, poi si alzò.
— Vieni, ti accompagno. La tua postazione è vicino alla finestra. È luminosa… ma un consiglio: proteggi sempre il computer. Qui non tutti amano le novità.

L’ufficio era grande, elegante, ma attraversato da una tensione sottile. Dietro le scrivanie sedevano donne impeccabili, trucco marcato, abiti aderenti, capelli perfetti. Osservavano Yulia come si guarda un’intrusa: sguardi freddi, valutazioni silenziose, sentenze già emesse.

Eppure, Yulia non abbassò gli occhi. Per la prima volta dopo anni si sentiva viva. Le giornate scandite da pannolini, fornelli e rinunce le avevano tolto il respiro. Oggi, finalmente, non era “qualcuno per qualcun altro”. Era semplicemente se stessa.

Il lavoro la assorbì completamente. Ordini, report, procedure nuove: imparava in fretta, senza cercare attenzioni. Ma alle sue spalle iniziavano i mormorii. Vira, alta, elegante, con un sorriso che non arrivava mai agli occhi, e Inna, sempre pronta a sussurrare veleno, la studiavano come una preda.

— Ehi, nuova — la voce di Vira ruppe il silenzio — portami un caffè. Subito.

Yulia si voltò lentamente.
— Da quando questo è un servizio di bar? — chiese con calma ferma. — Io sono qui per lavorare, non per servire.

Una risata sprezzante rispose alle sue parole. Ma negli occhi di Vira si accese qualcosa di più pericoloso: l’ira di chi non è abituata a sentirsi dire di no. In quell’istante Yulia capì che nulla sarebbe stato semplice.

A pranzo fu Olga a salvarla dall’isolamento.
— Nessuno ti ha avvisata? — le chiese con un sorriso stanco. — Qui è così.
Durante il tragitto verso la mensa, Yulia ascoltava distrattamente. Tornando, notarono Vira e Inna allontanarsi in fretta dalla sua scrivania.

«È iniziata», pensò Yulia. «Ma non cederò.»

La sera fu l’ultima a uscire. L’ufficio vuoto sembrava trattenere l’eco delle ostilità. La mattina seguente arrivò presto. Solo Olga era già lì.
— Io ero al tuo posto — le sussurrò. — Quelle due mi hanno distrutta. Hanno violato il mio computer, mi hanno incastrata. Alla fine me ne sono andata.

— Con me sarà diverso — rispose Yulia, sorridendo.

Ma le angherie iniziarono subito. Un giorno qualcuno cosparse la sua sedia di una sostanza appiccicosa. Yulia rimase bloccata davanti a tutti, tra risatine soffocate e sguardi crudeli. Tornò a casa sporca, ma non spezzata. Arrabbiata. Lucida.

Nei giorni seguenti sparivano oggetti, comparivano file offensivi. Olga non resistette e lasciò il posto. Fu allora che Olena Leonidivna, responsabile HR, intervenne: le trovò un’altra sede, un nuovo ruolo, persino un riconoscimento economico.

Olga tornò più forte di prima. Inflessibile. Corretta. Nessuno osava più oltrepassare i limiti.

I pettegolezzi però colpirono ancora.
— Dicono che tu abbia… avuto una relazione con il capo — sussurrò Olga, pallida.

Yulia sentì il sangue gelarsi. Poi comprese: era l’ultimo tentativo di distruggerla.

La primavera portò con sé l’annuncio del party aziendale. A casa, Yulia disse al marito:
— Voglio che tutti partecipino.
Lui sorrise.
— Come desideri.

Nessuno in ufficio sapeva che Yulia fosse la moglie del direttore generale. Lei era lì per scelta. Per dignità. Per sé stessa.

Prima della festa, Yulia portò Olga a fare shopping.
— Te lo meriti — disse.
Olga rimase senza parole davanti all’auto di lusso.
— È tua?
— Non importa.

La sera del party, l’ufficio non riconosceva più se stesso. Yulia e Olga brillavano. Vira e Inna le fissavano, livide.

Poi il direttore prese il microfono.
— Permettetemi di presentarvi mia moglie: Yulia Serhiyivna.

Silenzio. Applausi. Sgomento.

Il giorno dopo, Vira e Inna presentarono le dimissioni.

Yulia non cercò vendetta. Solo verità.

A volte basta una donna che decide di non restare più al suo posto.

Advertisements

E tutto cambia.

Leave a Comment